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Voicebot: cos’è, come funziona e quando serve.
Redazione Adsolut · pubblicato il · 7 minuti di lettura
Un voicebot è un programma che conversa a voce: capisce quello che una persona dice, le risponde parlando e prende nota della richiesta, senza menu da ascoltare né tasti da premere. Può rispondere al telefono o da un pulsante sul sito, e quando la richiesta va oltre quello che sa fare passa la conversazione a una persona.
Qui trovi come funziona, cosa fa in un’azienda, che differenza c’è con un centralino AI, quali regole valgono dal 2 agosto 2026 e quando conviene. Lo raccontiamo anche da chi lo usa: sul nostro sito e al nostro telefono rispondono due assistenti AI.
Cos’è un voicebot.
La parola mette insieme voice, voce, e bot, programma che svolge un compito da solo. In pratica è un assistente con cui si parla come si parlerebbe a una persona: «vorrei spostare l’appuntamento di giovedì», «avete ancora disponibile questo prodotto?», «chi mi segue per l’assistenza?».
Conviene distinguerlo da due cose con cui viene spesso confuso:
- il chatbot, che fa lo stesso lavoro per iscritto: si scrive in una finestra di chat e si legge la risposta. Il voicebot ascolta e parla;
- il risponditore automatico a tasti (in inglese IVR), il «premi 1, premi 2». Il risponditore offre un menu fisso e registra una scelta; il voicebot capisce una frase libera e fa le domande che servono.
La tecnologia alla base è diffusa: secondo l’Istat, nel 2025 il 16,4 % delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, e tra queste il 41,3 % usa il riconoscimento vocale, cioè la conversione del parlato in testo.
Come funziona un voicebot.
Ogni conversazione passa per quattro fasi, che si ripetono a ogni battuta:
- Ascolto: il riconoscimento vocale trasforma in testo quello che la persona dice.
- Comprensione: un modello linguistico legge la frase, capisce cosa viene chiesto e decide cosa rispondere o cosa chiedere, dentro le istruzioni che l’azienda ha scritto.
- Risposta: la sintesi vocale trasforma la risposta in voce. Il tono, il saluto e il modo di riformulare si progettano.
- Azione: a fine conversazione la richiesta diventa qualcosa di utile, come un contatto nel CRM, un appuntamento o un avviso a chi deve occuparsene.
Quello che distingue un voicebot fatto bene da uno fatto male non è la voce, ma le istruzioni: cosa può dire, cosa deve chiedere, cosa non deve mai fare e quando passa la mano a una persona. Senza un perimetro scritto il voicebot improvvisa, e un’azienda non può permettersi un assistente che improvvisa con i clienti.
Cosa fa un voicebot in azienda.
Il voicebot prende il lavoro ripetitivo delle conversazioni: le domande che arrivano tutti i giorni con le stesse parole. I casi più comuni sono questi.
- Prende le chiamate che oggi si perdono: fuori orario, in pausa pranzo, quando tutti sono al telefono.
- Smista: capisce chi sta chiamando e perché, e indirizza la richiesta al reparto giusto.
- Raccoglie i dati di una richiesta: nome, azienda, recapito, motivo, urgenza, orario in cui richiamare. Li rilegge per conferma.
- Prende o sposta appuntamenti, se è collegato al calendario.
- Risponde alle domande frequenti: orari, indirizzo, stato di una pratica, documenti da portare.
- Riconosce chi è già cliente, se è collegato al CRM, e adatta la conversazione.
Quello che non fa, è bene dirlo subito: non decide sconti, non firma contratti, non sostituisce chi vende o chi assiste i clienti. Prepara la conversazione che conta, quella tra due persone, e la consegna con i dati già raccolti.
Voicebot e centralino AI: che differenza c’è.
Sono lo stesso agente in due posti diversi. Quando il voicebot risponde al numero dell’azienda si parla di centralino AI: prende le chiamate, ascolta la richiesta e consegna al team una scheda già compilata, invece di mettere in attesa e passare a un interno. Quando risponde dal sito si parla più spesso di voicebot: chi visita la pagina preme un pulsante e parla, invece di compilare un modulo.
Le regole, la voce e le istruzioni possono essere le stesse nei due canali. Cambia il modo in cui si arriva alla conversazione, e cambia cosa si sa di chi parla: al telefono c’è il numero, sul sito c’è la pagina da cui è partita la richiesta.
Come lavoriamo sui due casi è spiegato nella pagina Agenti vocali AI, alla sezione Voicebot e nella sezione Centralino AI, con la tabella che confronta il centralino AI con il risponditore a tasti.
Le regole: dire che è un’AI.
Dal 2 agosto 2026 si applica la parte del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act) che riguarda la trasparenza. L’articolo 50 chiede che i sistemi di AI pensati per interagire direttamente con le persone siano progettati in modo che chi li usa sappia di parlare con un’AI, salvo quando è evidente dal contesto. L’informazione va data in modo chiaro e riconoscibile, al più tardi al momento della prima interazione.
Per un voicebot vuol dire una cosa semplice: deve presentarsi come AI dall’inizio della conversazione, non a metà né su richiesta. Ci sono poi le regole sulla protezione dei dati personali, che valgono per qualsiasi conversazione registrata o trascritta: quali dati si raccolgono, per quale scopo e per quanto tempo si tengono. Sono scelte da mettere per iscritto prima di accendere il voicebot, non dopo.
Questo articolo riassume cosa dice la norma, non è un parere legale: per il tuo caso conviene sentire chi segue la privacy e la conformità della tua azienda.
Il nostro caso: Federica e Sara.
Adsolut usa i suoi assistenti vocali ogni giorno, prima di proporli ai clienti. Sono due, e tutte e due rispondono soltanto: non chiamano nessuno di loro iniziativa.
- Federica è l’assistente commerciale: risponde a chi ci contatta per la prima volta, al telefono e dal sito.
- Sara risponde ai clienti: è la voce dell’assistenza, per chi lavora già con noi.
Sul sito funziona così. Chi apre «Parliamone» sceglie di parlare con Federica. Prima di attivare il microfono legge che sta parlando con un’AI e dà il consenso. Poi parla come farebbe al telefono: Federica ascolta, fa qualche domanda e rilegge i dati per conferma. A fine conversazione la richiesta è nel CRM e una persona la prende in carico. Il modulo di contatto resta, per chi preferisce scrivere: il voicebot gli si affianca, non lo sostituisce.
Al telefono vale la stessa regola: l’assistente si presenta come AI dalla prima frase, e chi chiama sa sempre con chi sta parlando.
Quando serve un voicebot, e quando no.
Un voicebot conviene se almeno una di queste cose è vera:
- perdi chiamate, fuori orario o nei momenti di picco, e non sai chi ti ha cercato;
- le domande sono spesso le stesse, e chi risponde passa la giornata a ripeterle;
- i dati di una richiesta arrivano incompleti, e serve richiamare per chiedere quello che manca;
- vuoi offrire a chi visita il sito un modo per parlare subito, accanto al modulo e a WhatsApp.
Non serve, o non serve ancora, in tre casi:
- poche chiamate al giorno, tutte gestite bene da una persona: il voicebot non aggiunge nulla;
- richieste sempre diverse e delicate, dove serve giudizio dal primo secondo;
- nessuno che prenda in carico quello che il voicebot raccoglie: senza una persona che richiama, un contatto raccolto bene resta un contatto perso.
In questi casi si parte da altro: un orario di risposta chiaro, un modulo migliore, un’automazione dietro le quinte. Il voicebot arriva quando le conversazioni sono abbastanza da giustificarlo.
Domande frequenti.
Che differenza c'è tra voicebot e chatbot?
Fanno lo stesso lavoro in due modi: il chatbot scrive e legge, il voicebot ascolta e parla. Un voicebot si raggiunge al telefono o da un pulsante sul sito, un chatbot da una finestra di chat.
Un voicebot deve dire che è un'AI?
Sì. Dal 2 agosto 2026 l’articolo 50 dell’AI Act chiede che chi parla con un sistema di AI lo sappia, al più tardi alla prima interazione, salvo quando è evidente dal contesto. Per un voicebot vuol dire presentarsi come AI dall’inizio della conversazione.
Un voicebot può passare la chiamata a una persona?
Sì, ed è una delle regole da scrivere all’inizio: quando la richiesta esce dal suo perimetro, o quando chi chiama lo chiede, il voicebot lo dice e passa la richiesta a una persona, con i dati già raccolti. Come lo facciamo noi è nella sezione Centralino AI.
Serve cambiare numero di telefono?
Non necessariamente: il voicebot si può collegare alla linea che usi già o a un numero dedicato, a seconda del centralino che hai. Si decide all’inizio del progetto, prima delle prove.
In quali lingue risponde un voicebot?
Dipende dai modelli di riconoscimento e sintesi vocale che usa: quelli attuali gestiscono più lingue, italiano compreso. Le lingue si scelgono nel progetto e si provano con chiamate di prova prima dell’avvio.
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articolo 50 – Obblighi di trasparenza, AI Act Service Desk della Commissione europea (consultato il 26/10/2026): ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/ai-act/article-50
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articolo 113 – Entrata in vigore e applicazione, testo con le modifiche del 2026, AI Act Service Desk della Commissione europea (consultato il 26/10/2026): ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/ai-act/article-113
- Istat, Imprese e ICT – Anno 2025, comunicato stampa del 15/12/2025 (consultato il 26/10/2026): istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025
Questo articolo è stato preparato con strumenti di AI e rivisto da una persona prima della pubblicazione.
Vuoi sentire come risponde un voicebot? Parliamone.
Si parte da una call: ci racconti quante chiamate ricevi, quali domande tornano sempre e dove si perdono le richieste, e capiamo insieme se un voicebot fa per te, al telefono, sul sito o in tutti e due. Se vuoi sentirlo prima, apri «Parliamone» e parla con Federica: prima di attivare il microfono leggi che stai parlando con un’AI.